Barba e baffi due dettagli da non trascurare

In passato non era abituale radersi da soli. La maggior parte degli uomini si recava almeno una volta a settimana dal barbiere, per prendersi cura dei propri peli. Eccessivo?

Non sembra. Gli antropologi, infatti, sono sicuri che barba e capelli sono importantissimi: ci servono per sedurre, per farci riconoscere nel mondo animale e per comunicare agli altri la nostra identità, sessuale e culturale.
Insomma, sono una delle parti più importanti del nostro corpo.

Gli Egizi si radevano già 3400 anni prima della nascita di Cristo, ma furono i Greci a perfezionare la tecnica. Si racconta che il primo barbiere arrivò a Roma dalla Sicilia intorno al 300 a. C..

Le regole e le misure in fatto di barba hanno origini antiche: nell’Italia rinascimentale si contano almeno 70 editti che regolavano la lunghezza di baffi e pizzetti. La religione ebraica, già tremila anni fa, vietava rasoio e imponeva forbici per sbarbarsi. A Sparta, i vigliacchi venivano puniti imponendo ai condannati di radersi una sola guancia. In Egitto, invece, il faraone portava una barba falsa e il suo barbiere personale era tra i massimi dignitari; nei 70 giorni in cui il faraone stesso veniva mummificato era vietato radersi. I romani proibivano la barba tra i soldati, per non offrire appigli ai nemici, mentre i Normanni, mille anni dopo circa, imposero i baffi ai francesi e gli inglesi.

Insomma, gli uomini si sono fatti la guerra anche dal barbiere, dividendosi in due partiti per motivi religiosi (i sikh indiani e gli ebrei ortodossi che portano lunghe barbe), per tradizione (lo zar Pietro il Grande impose una tassa salata sulla barba) o semplice vanità: l’imperatore Adriano la introdusse a Roma per nascondere un porro sul mento. Lord Brummel, capostipide dei dandy, al contrario aveva tre barbieri personali, rispettivamente per capelli, basette e barba. Secondo alcuni psicanalisti il primo taglio di capelli dal barbiere è una sorta di rito d’iniziazione: ormai si è grandi e non è più la mamma (o la sua parrucchiera) ad accorciare i capelli. In molte popolazioni africane, il legame dei capelli con la crescita è ancora più evidente.
Qualcosa di simile avviene anche tra la comunità Amish che vive in alcune contee statunitensi come se il tempo si fosse fermato a metà dell’ottocento: i maschi possono farsi crescere la barba soltanto dopo il matrimonio. Ma i baffi sono comunque proibiti. Anche come rappresentanti dei loro culti,  tutte le civiltà antiche hanno scelto uomini barbuti: dalle civiltà Egizie che rappresentavano le loro divinità antropo-zoomorfe con barbe del tutto simili a quelle ostentate da sacerdoti e faraoni, ai rappresentanti della mitologia classica Greco-Romana con i loro esponenti dell’Olimpo rigorosamente muniti di folte barbe, fino ad arrivare ai più illustri rappresentanti del Vecchio Testamento.

Ciascuno dunque con la sua divinità, purché barbuta.

 

Una bella barba era dunque segno di rilievo e austerità, ma nel corso dei secoli l’onor del mento ebbe storia piuttosto intensa e travagliata.

Dalla barba del sacerdote Assiro raffigurato nel 1740 a.C. nella Stele di Hammurabi, ai Greci del periodo arcaico che si ornavano di barba ma non di baffi.

I rudi austeri Spartani disprezzavano la rasatura come indizio di effeminatezza, mentre le popolazioni Latine dapprima irsute, appresero l’usanza della rasatura sotto il periodo della Repubblica, per poi vederla di nuovo eclissarsi sotto l’impero di Adriano, che la usava per celare un volto orrendamente sfigurato dalle cicatrici.

Costante comunque rimarrà sempre l’avversione per la barba incolta, sinonimo di miseria e di emarginazione, tanto che nel corso dei secoli agli schiavi fu interdetta la rasatura proprio per sottolineare il loro aspetto servile.

Il volto rasato diviene poi parte di un’acconciatura elegante nel primo quarto del 500 dopodiché compaiono barbe folte e lunghi baffi quasi a sottolineare l’aggressiva virilità della mascella.

Nel ‘600 la barba è ancora in auge ma è da qui che comincia a modellarsi secondo nuove e varie mode.

Il settecento è rappresentato da parrucche bizzarre acconciature incipriare e volti rigorosamente sbarbati mentre l’800 È caratterizzato da barbe e baffi che seguono scrupolosamente le bizzarre fogge dell’epoca, fino ad arrivare ai nostri giorni.

La storia della barba non va interpretata quindi come il semplice far crescere i peli del volto, ma al contrario la sua storia è una realtà fatta di cultura, passione per l’estetica e la cosmesi insomma una vera e propria arte. Ecco allora che la barba interseca la sua storia con quella della rasatura: l’arte e la tecnica di mantenere in ordine e di evitare un brutto aspetto per il volto maschile. La barba lunga o rasa, deve essere curata, gradevole, accettabile e bisogna prendere atto che il fastidio della rasatura quotidiana o, d’altra parte quello della coltivazione di barba e baffi, si mostrano ampiamente compensati da una sorta di virile compiacimento, fomentato anche dalla ricchissima gamma di ferri del mestiere ed accessori.

In questo qui so’ come San Tomaso,
o Sonnino o Giolitti, sia chi sia…
— Famme la barba, Pippo, tira via…
— Er proletario ormai s’è persuaso

che se un governo de la borghesia
sfrutta er lavoratore, in de ‘sto caso…
— Abbada, Pippo, m’insaponi er naso…
— È tanto peggio pe’ la monarchia!
— Peggio per me! me scortichi! fa’ piano!…

— Ma intanto er socialismo progredisce…
— Attento ar pedicello!… — E a mano a mano…

— M’hai fatto du’ braciole sur barbozzo…
— Un giorno o l’antro sa come finisce?
— Finisce che me taji er gargarozzo!

TRILUSSA 

I BAFFI

Grazie all’exploit del movimento hipster in tutto il mondo, la quintessenza dello stile, dell’eleganza e della moda maschile è rappresentata da un paio di baffi a manubrio.

Ci sono diversi stili e modelli di baffi a manubrio:

  • Baffi Imperiali
  • Baffi Inglesi
  • Baffi alla Chevron
  • Baffi Ungheresi
  • Baffi di Tricheco

I baffi a manubrio altro non sono che uno stile di baffo, mantenuto lungo, e dal quale le sue estremità sono ricurve verso l’alto. Esistono baffi di varie misure, dimensioni, a seconda del gusto personale di chi li indossa.

Possono persino essere divisi nel mezzo da un leggero spacco, effettuato con un regolabarba o tagliacapelli. Il nome a manubrio, lascia intuire la somiglianza fisica del baffo con il manubrio delle biciclette/moto.

Hanno un elemento insiemistico che li accomuna, ovvero quello di essere dei grandi baffoni, la cui lunghezza supera quella delle labbra.

La classificazione dei baffi a manubrio viene eseguita in base a lunghezza ed area di crescita dei peli. L’ente che ha stabilito i criteri classificativi è stato il Campionato Mondiale di Barba e Baffi, che ha ampliato la famiglia dei “manubri” in modo da inglobare altre tipologie.

Stili di baffi a manubrio simili sono molto antichi, addirittura appaiono su delle statue e raffigurazioni dei Celti, risalenti al periodo dell’Età del Ferro, dunque dal 700 a.C fino all’espansione dell’Impero Romano 27 – 68 d.C.

Mentre negli Stati Uniti, il baffo a forma di manubrio fu indossato per la prima volta nella seconda parte del XIX secolo, dunque parliamo del 1850 , da personaggi del selvaggio West, come ad esempio Wyatt Earp, sceriffo, giocatore d’azzardo e cacciatore di bisonti.

Nel continente europeo, furono i soldati dello stesso periodo storico ad indossare il celeberrimo baffo fino all’epoca della prima Guerra Mondiale.

Particolare episodio degno di menzione: nel 1972 fu indetto un premio, del valore di 300 dollari per chiunque sfoderasse i “migliori peli sul viso”, e fu offerto da Charlie O. Finley, proprietario di una squadra di baseball. Ebbene il lanciatore degli Oakland, A. Rollie Fingers si fece crescere dei baffi a manubrio per la competizione, e vinse il premio.

Baffi che poi decise di portare per tutta la sua carriera!

Head and shoulders of San Diego Padres Rollie Fingers, 1977

Solo recentemente, la sottocultura hipster contemporanea ha abbracciato i baffi a manubrio deridendo gli ideali convenzionali della moda e combinando baffi a manubrio altamente curati con la rappresentazione di un aspetto trasandato o di un insieme di abbigliamento selezionato a caso senza badare alla forma, ma condensato il tutto nella sostanza.

Baffi Imperiali 

E’ il baffo dei migliori statisti al mondo, infatti nel periodo iniziale del XX secolo, i grandi baffi erano ancora molto in voga, e venivano sfoggiati splendidamente da politici del calibro del presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt e William Taft, che indossavano baffi imperiali sobri e modesti.

I baffi più vivaci e vistosi di tutta Europa correvano all’impazzata tra i monarchi, da non dimenticare il baffone imperiale dell’arciduca austro-ungarico Francesco Ferdinando e quello di Guglielmo II, il Kaiser di Germania.

Più il baffo era sontuoso, doppio e sostanzioso e più quell’imperatore o monarca era legato ad un concetto di nazionalismo crescente, quasi un simbolo della voglia di espandersi dal punto di vista coloniale, quello che, in sintesi, diede origine alla Prima Guerra Mondiale.

Tra tutti gli stili di baffi a manubrio quello con uno stile più di nicchia e ricercato è sicuramente quello inglese. Allo stesso modo del baffo imperiale viene diviso al centro ed i peli che vanno oltre gli angoli della bocca vengono rasati in modo netto e pulito.

In ogni caso invece di arricciarsi, le estremità vengono accuratamente pettinate per formare punti dritti e pungenti. Lo scrittore Arthur Conan Doyle, famoso per la creazione del personaggio di “Sherlock Holmes” indossava dei baffi inglesi, ma, a parte questo sporadico caso è difficile trovare reali esempi fuori da questi gruppetti specifici di amanti del baffo inglese.

Baffi alla Chevron

Cosa hanno in comune Tom SelleckFreddy Mercury e Nick Offerman?

Sono soltanto alcuni dei personaggi più famosi nello spettacolo ad avere mostrato degli originalissimi baffi alla Chevron.

Nonostante non si tratta di un baffo a manubrio in sé per sé, in ogni caso condivide il tratto ampio e voluminoso di crescita dei peli sopra il baffo.

Il baffo, che si estende per un paio di cm (1-2 cm) oltre il labbro varia per forma e natura, anche se la sua peculiarità è quella di una semplice ma considerevole massa di volume di peli, che viene lasciata crescere naturalmente e viene tagliata relativamente poco.

Tra tutti i modelli di baffi a manubrio quella Chevron è la più giovane e più recente, indubbiamente però andava per la maggiore tra gli anni ’70 e gli anni ’80, mentre ha perso via via il suo potere fascinoso fino a 2007, quando solamente gli uomini amanti degli stili più estremi hanno deciso di mostrarlo.

Baffi Ungheresi

La storia dei baffi ungheresi è radicata nella storia di un popolo, quello dei Magiari, nativi fondatori dell’Ungheria, un baffo che affonda le sue origini nella storia ed è un comune simbolo del nazionalismo ungherese.

Durante la metà del XIX secolo, l’Ungheria divenne una nazione altamente pluralistica e multiculturale. E, ovviamente, un forte sentimento o per meglio dire risentimento nazionalista è risorto dalle ceneri, con un bisogno di riunire l’etnografia diversificata ungherese.

Il baffo ungherese è tra i baffi a manubrio tra i più virili, e rappresentano un principio di inclusività sia per la classe simbolica dell’epoca, sia dal punto di vista del coraggio e dall’audacia in ambito militare, che andava a coincidere infine con un sentimento popolare di liberalismo antimonarchico.

Con l’unione costituzionale tra l’Impero austriaco e il Regno d’Ungheria nel 1867, i baffi ungheresi divennero un segno distintivo prevalente dei leader dell’Europa Centrale o dell’Europa dell’Est. Non sorprende dunque che negli anni successivi, questo stesso stile sia stato adottato dai loro stretti alleati, i tedeschi, ovvero Guglielmo II, spesso accreditato come protettore dei baffi imperiali.

Baffi di Tricheco

In inglese si chiama “The Walrus Moustache”, ovvero “I Baffi di Tricheco” sono un vero e proprio colosso per gli stili di barba e di baffi. Ispirato e modellato sul mammifero marino col quale ne condivide il nome, fu annunciato e portato alla ribalta dai Celti e dai Galli, fu famoso tramite alcuni personaggi importantissimi di fine XIX secolo, ovvero Otto von Bismarck e Mark Twain.

Altra celebre caratteristica dei maggiori statisti europei della Prima Guerra Mondiale erano il presidente francese Georges Clemenceau ed il primo ministro britannico David Lloyd Georgefamosissimi per i loro trichechi.

Questa tipologia di baffo veniva anche considerato una specie di ritorno al selvaggio West. Sicuramente, se sei un buon cinefilo sicuramente avrai visto il film “Il Grande Lebowski” la voce narrante ovvero “The Stranger” Sam Elliot, ovvero “Lo Straniero” è diventato una leggenda di Hollywood grazie ai suoi baffi.

Al giorno d’oggi invece Jamie Hyneman di Mythbusters, armato di berretto, abbina i suoi caratteristici baffi da tricheco ad un modello di barba dalla forma circolare.

Tuttavia, sebbene i peli vengano solamente spazzolati, sono cresciuti così a lungo da eclissare la bocca e diventare così un tipo di baffi a manubrio tricheco. Di tanto in tanto, i peli vengono estesi verso il basso su ogni angolo, ma questo è meno in linea con l’intento originario di questo stile.

Come gli altri baffi della famiglia, richiede una notevole pazienza per crescere correttamente. Sebbene la somiglianza sia vaga, richiederebbero solo un’ordinaria manutenzione, di tanto in tanto per diventare una cosa sola pettinando i peli del viso.

Come esempio non potevo che mettere lui, il grande, l’unico, l’ineguagliabile Friedrich Wilhelm Nietzsche

La barba ed i baffi dell’illegalità

 

Prima dello sdoganamento “ufficiale” di Umberto I, i baffi in Italia erano spesso associati alla malavita. Non è un caso che Manzoni nei Promessi Sposi fornisse gli sgherri di Don Rodrigo di “lunghi mustacchi arricciati” e che Cesare Lombroso, luminare italiano della fisiognomica, ne L’uomo delinquente sostenesse che i criminali avessero “tratti fisici tipici dei popoli primitivi e dei selvaggi” (riferendosi a barba e baffi incolti). Del resto gli attributi piliferi del volto hanno sempre caratterizzato le associazioni criminali, si pensi ai baffi a punta dei guappi della Camorra (tornati in auge da qualche anno come segno distintivo dei capi e degli affiliati della nuova Camorra) ma anche in Cosa Nostra i baffi hanno avuto il loro peso e in alcuni periodi sono stati uno dei segni di riconoscimento dei picciotti. Lo stesso discorso potrebbe essere riportato anche alla ‘Ndrangheta benché nell’associazione criminale calabrese non sussista una vera e propria codificazione del fenomeno. Grovigli selvosi usati dunque come segno distintivo ma anche come sistema di dissimulazione della naturale fisionomia del viso.

Nell’immaginario collettivo pirati, filibustieri e fuorilegge hanno sempre portato barba e baffi e del resto anche nel banditismo italiano la peluria sopralabiale è stata un segno di distinzione.

Riassumendo i baffi in qualche maniera possono dunque essere associati alla ribellione ai dogmi della società civile e in qualche modo rappresentano una forma di rivolta contro le leggi dello stato.

Alcuni esempi:

Renato Vallanzasca

“C’è chi nasce sbirro, io sono nato ladro”.

In questa frase tutta la vita di Renato Vallanzasca il noto bandito milanese, capo della banda della Comasina che terrorizzò la Lombardia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Nato nel quartiere di Lambrate a Milano il Bel Renè così rinominato dalla stampa per il suo fascino fuorilegge, oltre ad avere alle spalle una carriera di furti, rapine e rapimenti, insieme ad una serie di rocambolesche evasioni dopo la sua prima cattura avvenuta nel 1972, ha sempre issato orgogliosamente un bel paio di baffi ribelli che hanno fatto girare la testa di parecchie groupies contribuendo ad alimentare il mito di questo bandito della vecchia scuola conforme alle ferree regole della Ligera (la mala milanese).

 

Luciano Lutring

Altro milanese dalla carriera criminale colorita ma meno altisonante di quella di Vallanzasca. Luciano Lutring nato nella città meneghina il 30 dicembre del 1937 è una leggenda della mala milanese. Una sorta di Arsenio Lupin in salsa italiana che effettuava le sue rapine nascondendo un mitra all’interno di una cassa di un violino e per questo dalla stampa venne rinominato il solista del mitra. Centinaia i colpi tra il nord Italia e la Francia dove fu arrestato nel il 1° settembre del 1965. Graziato dall’allora presidente della repubblica francese Georges Pompidou, quello che un tempo fu “il nemico pubblico numero uno” dell’Interpol, tornato in Italia divenne un apprezzato pittore e scrittore fino alla morte del 13 maggio del 1975.

 

John Dillinger

I baffi criminali a fiammifero di John Dillinger hanno imperversato negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’20 e ’30. La carriera criminale del nemico pubblico n.1, termine coniato da J. Edgar Hoover al tempo direttore dell’FBI,  cominciò presto. A 21 anni, il 6 settembre del 1924 il giovane Dillinger rapinò una drogheria di Mooresville vicino alla sua abitazione nell’Indiana. Arrestato poco dopo e liberato per intercessione della matrigna seguitò nella via della criminalità con un’escalation che lo portò a diventare il capo di una banda di criminali che rapinava banche e uffici postali in tutti gli Stati Uniti. Divenne popolare come moderno Robin Hood perchè al termine dei colpi, immedesimandosi perfettamente in quegli anni di grave crisi economica, prese l’abitudine di dare alle fiamme i registri contabili con i debiti e le ipoteche delle persone in difficoltà economiche. Grazie a questi gesti, nel periodo della grande depressione, si fece amare dalla gente comune e divenne rapidamente simpatico all’opinione pubblica. Famoso per la sua eleganza era descritto dalle vittime dei suoi furti sempre vestito con abiti di alta sartoria e l’immancabile borsalino, tipico copricapo di quegli anni ruggenti. Romantica anche la storia collegata con la sua morte datata 22 luglio del 1934. Il fuorilegge 31enne fu ucciso all’esterno di un cinema di Chicago, dal quale usciva assieme a due prostitute dopo aver assistito alla proiezione di Manhattan Melodrama film poliziesco di Gangster con Clark Gable.

 

Pablo Escobar

Foltissimo baffo classico anche per Pablo Escobar fondatore del cartello della droga di Medellin. Il colombiano a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 costruì un florido impero criminale basato sul narcotraffico che gli fruttò un patrimonio stimato intorno ai 30 miliardi di dollari. Conosciuto come Il Re della Cocaina, guadagnò influenza e potere incalcolabili nel proprio paese tanto da arrivare ai vertici della politica colombiana venendo eletto come deputato nel 1982. La sua struttura criminale basava il proprio potere sulla corruzione con una filosofia sintetizzabile con la frase “plata o plomo” (soldi o piombo, in pratica o ti fai corrompere e chiudi un occhio o muori). Braccato dalla DEA per traffico internazionale di stupefacenti si costituì evitando l’estradizione negli Stati Uniti e si costruì una prigione privata di lusso denominata La Catedral. Dopo un periodo di prigionia dorata, evase nel luglio del 1992 e il 2 dicembre del 1993, all’età di 44 anni, venne intercettato e ucciso dai reparti speciali della polizia aiutati dai servizi di intelligence statunitensi in un quartiere borghese di Medellin. Il personaggio è tuttora oggetto di venerazione a livello popolare avendo distribuito parte dei suoi guadagni illeciti ai poveri, una sorta di “Robin Hood” sudamericano e una figura senz’altro controversa sulla quale si è scritto tanto e sono stati girati diversi film e anche una serie a puntate, Narcos.

Tommaso Buscetta

Tommaso Buscetta, il pentito più famoso di Cosa Nostra e ha mostrato orgogliosamente per lunghi periodi della sua vita dei curatissimi baffi a fiammifero. Figura chiave del maxi processo di Palermo contro la mafia siciliana, fu il primo Boss a collaboratore con la giustizia e le sue dichiarazioni rilasciate ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rivelarono per la prima volta le complesse strutture e l’organizzazione delle famiglie mafiose. Conosciuto anche come il Boss dei due mondi, per le sue attività criminali sviluppate sia in Sicilia che negli Stati Uniti e in Sud America, con le sue dichiarazioni aiutò anche l’FBI nel processo Pizza Connection che si celebrò a New York contro Cosa Nostra statunitense. Trasferitosi negli Stati Uniti con una nuova identità, morì di tumore nel 2000 all’età di 72 anni.

Nel tempo non potevo non provare su di me i vari stili di baffi e barba soprattutto andando avanti con gli anni. Secondo me, oltre a tutto quello che è stato detto, rappresentano maturità e saggezza. Non è certamente il mio caso, penso di rientrare tra quelli che utilizzano questi preziosi dettagli per dissimulare e provare ad apparire appunto maturo e saggio! 😜

ELO

 

Related posts