Apologia dei Diritti Umani

In un momento dove si sentono da più parti dichiarazioni sulla rivisitazione o abrogazione della legge contro la tortura e che le Forze dell’Ordine devono essere libere di svolgere il loro lavoro agendo liberamente come meglio credono, mi sento in dovere di richiamare l’attenzione a ciò che la storia ci insegna e ricordare quanto sancito nel 1948 dopo gli orrori a cui l’umanità aveva assistito e che hanno portato nell’arco di meno di mezzo secolo tra i 120 ed i 170 milioni di morti.

Andiamo dai 15 ai 17 milioni circa della prima guerra mondiale a cui, si aggiungono le cosiddette morti indirette , causate dalla pandemia influenzale, la cosiddetta influenza spagnola agevolata proprio dalla guerra, ormai diventata una guerra di posizione che tenendo ammassati milioni di militari sui vari fronti e favorendo quindi la diffusione del virus porta tra il 1917 ed il 1920 un numero di morti esorbitante tra i 50 e i 100 milioni pari al 4/5% della popolazione mondiale dell’epoca, a questi aggiungiamo oltre 55 milioni di morti nella seconda guerra mondiale.
A questi numeri paurosi, dobbiamo aggiungere 21 milioni di feriti nella prima guerra mondiale di cui 8 milioni mutilati ed invalidi permanenti ed altrettanti milioni di feriti e mutilati permanenti durante la seconda guerra mondiale.

In poco meno di quarant’anni il mondo ha conosciuto in maniera brutale, qualora la storia non fosse stata ancora chiara, il lato oscuro dell’essere umano.

Da queste cifre e da questo orrore nasce nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ecco perché ci tengo a citarla ed ecco perché è riportata per intero nel mio blog ed i riferimenti ad essa sono continui, perché ciò che si può scatenare è esattamente quello che hanno vissuto le nostre precedenti generazioni. Intere generazioni che sono state cancellate o comunque segnate dalla follia dell’uomo.

Ancora una volta riporto di seguito il preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo

“Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni.”

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata tradotta in oltre cinquecento lingue diverse

Il numero crescente di traduzioni sottolinea l’universalità della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il potere delle sue parole di risuonare con forza attraverso tutte le culture e i linguaggi” ha dichiarato Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario per i Diritti Umani.

Salvini & company non conoscono e se lo conoscono non sono in grado evidentemente di capire l’importanza vitale del solenne documento e di capire dove possono portare le scellerate dichiarazioni di stampo neofascista che giornalmente fanno per il solo motivo di aumentare il consenso popolare ovviamente riferendosi alla parte più debole della società quindi a quelle fasce più povere, meno acculturate, mentalmente limitate facili prede di pregiudizi, superstizioni e leggende medievali.

Per spiegarmi meglio penso bisogni partire dal concetto di “progresso” perché il fine ultimo dell’attività umana dovrebbe essere esattamente il miglioramento delle condizioni di vita di una parte ovviamente sempre crescente della popolazione mondiale.

Una definizione di progresso che mi piace particolarmente è quella di Richard Rorty:

Progresso è l’affermarsi della capacità di considerare moralmente irrilevanti una parte sempre maggiore delle differenze tra gli esseri umani.” 

L’allontanarsi da questa concezione di progresso porta ad aberrazioni del genere umano.

Un esempio penso l’abbia espresso molto bene anche Primo Levi quando in “Se questo è un uomo” rievoca l’incontro con il dottor Pannwitz del reparto di chimica di Auschwitz, Levi dice, quando il dottore alzò lo sguardo verso di lui:

Quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania.”

Insisto sulla dichiarazione dei diritti umani perché fino alla seconda guerra mondiale, secondo le norme internazionali, a godere dei diritti erano solamente gli Stati. Con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 finalmente chi godeva dei diritti erano gli individui che venivano riconosciuti a livello internazionale.

Per la prima volta furono riconosciuti agli individui, a prescindere da razza, fede, genere, età o qualsiasi altra condizione dei diritti ed il potere di usarli per opporsi a leggi di Stato ingiuste e pratiche oppressive.

Gli argomenti che portano a credere che la diffusione dei diritti umani rappresenti un progresso in altre parole sono pragmatici e storici.  La storia ci ha insegnato che quando gli esseri umani hanno diritti difendibili e quando la loro capacità di azione come individui è protetta e fatta valere è meno probabile che siano sottoposti a violenze e siano oppressi.

Sono queste le basi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Questa visione illuminata è stata resa possibile non perché esprimeva un atto di trionfalismo o di sicurezza di sé dell’ex Europa imperiale ma scaturiva da una riflessione profonda di una generazione stanca della guerra sul nichilismo europeo e sulle sue conseguenze.

I diritti umani sono la risposta al dottor Pannwitz, la risposta alla scoperta dell’abominio che era potuto accadere allo Stato tedesco allorché ai cittadini vennero a mancare i fondamenti normativi per poter disobbedire a ordini legittimi ma immorali quindi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani rappresenta un ritorno al diritto naturale, un modo per dare agli individui il coraggio civico per resistere ad uno Stato che ordini loro azioni ingiuste.

Ma qualcosa negli ultimi anni non è andato come previsto, ci si sta allontanando sempre più da questa concezione, ed anche gli Stati che avevano fatto propri questi fondamenti inserendoli nella loro Costituzione cominciano a venir meno.

Ci sono dei segnali molto preoccupanti a cui stiamo assistendo non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo, la risposta deve essere una mobilitazione generale immediata per bloccare sul nascere vecchie abitudini ed informare soprattutto i giovani sulle possibili conseguenze dell’intraprendere una simile strada.

Questo è anche un appello accorato agli intellettuali di tutto il mondo, all’intellighenzia perché rompa il silenzio e non indulga oltre. 

Elo

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